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mi dispiace! il pezzo l'ho scritto tutto a mano, ma adesso sono da mia nonna e non posso pubblicarlo, non va word e quindi non posso ne scrivere ne copiare il poco che avevo già scritto!
ma lunedì sono a casa e ricomincio a pubblicare, lo prometto!
Ci dirigiamo verso quegli alberi secchi e scheletrici. Mi fanno impressione, mi sembra di essere in una delle foreste dei film horror, dove dietro l'angolo si nasconde il pericolo, il mostro. Ma Andrea mi guida sicuro, come se conoscesse la foresta come il palmo delle sue mani. Dopotutto, ho fatto bene a tornare in dietro per vedere come stava, e' tutta colpa di questa Giulia se lui e' cosi', poverino. Pero', anche sua sorella! Come ha fatto a trattarlo cosi', cosa e' successo a quella ragazza per farla diventare un tale mostro?
Io sono figlia unica perche' mia madre non ha voluto piu' stare con nessuno quando mio padre l'ha lasciata sola con me da curare, e poi, non e' vissuta molto a lungo per cercarsi un altro compagno ed avere una vita felice e spensierata. In compenso io mi sono innamorata di Yuru, il mio maestro di arti marziali e di tutto quello che so. Non e' che mi sono innamorata, innamorata, mi sono affezzionata a lui, avrei voluto che mia madre avesse lasciato perdere la bellezza sconvolgente di mio padre e avesse tenuto in considerazione l'allegria e l'intelligiena di Yuru, ivece che farsi guidare solo dal suo stupido cuore assetto di bellezza.
Gia', bei pensieri, peccato che siano solo queto, pensieri.
Yuru e' chissa' dove. Anzi, correggiamoci, io sono chissa' dove, lui e' a casa sua, e probabilmente mi stara' aspettando, e ormai si stara' preoccupando.
Mio padre, o e' in Paradiso, vicino ai suoi simili, o in giro per il mondo, che lancia sogni e indizi per le catastrofi imminenti, che solo poche persone potranno cogliere, e ancora piu' poche persone capire. Ch schifo di vita che e' la mia!
Sbuffo irritata. Perche' non sono nata in una bella famiglia felice? Dove tutto si sisitemava con una chiaccherata?
No, sarebbe stato troppo facile, troppo facile per me.
Cosi' seguo Andrea in giro per una foresta lugubre e misteriosa. In un fitto intrigo di alberi neri e secchi, che sembrano dita scheletriche alzate verso il cielo.
ragazze, io mi sono fermata perchè non riesco a contattare francy e non capisco bene chi ci sia nel bosco. non posso fare andare Ayumu e Andrea avanti da soli per sempre qualcuno devono pur incontrare!
eynis ha scritto:
ragazze, io mi sono fermata perchè non riesco a contattare francy e non capisco bene chi ci sia nel bosco. non posso fare andare Ayumu e Andrea avanti da soli per sempre qualcuno devono pur incontrare!
Se ti va la contatto io per conto tuo ^^
Posto qualcosa ^^
So che non e' tanto realistico che Serena incontri Jasper cosi' spesso, ma era da tempo che volevo scrivere questo pezzo e non potevo farlo se il mio pg scopriva perche' erano finite li' D:
Appena arrivata avevo steso il mio mantello bordeaux in un angolo, in attesa che si asciugasse e mi ero sdraiata sulla pietra dura e fredda. Ero esausta e all'inizio volevo aspettare che il mantello si asciugasse per poi stendermi sopra e, finalmente, dormire.
Ma la stanchezza prevalse sui miei buoni propositi e crollai addormentata dopo pochi istanti.
Correvo, correvo, ero praticamente morta ma le mie gambe continuavano a muoversi cercando di portarmi in salvo da quell'inferno.
Ero nella foresta, la stessa foresta dove avevo camminato quella mattina, ma ora era buia e terrificante. Il buio e il vento della tempesta l'avevano resa un campo di battaglia.
Dove io sarei rimasta uccisa.
E allora perche' continuare a scappare? Che senso aveva dato che io ero ormai gia' morta?
Ma le mie gambe non prestavano attenzione al mio tentativo di resa, erano convinte a portarmi in salvo e io non potevo fermarle.
Avevo lasciato il mantello nella grotta e tremavo dal freddo, nel mio vestito rosso cremisi tutto strappato.
Sembrava che anche i rami degli alberi volessero uccidermi, sentivo i graffi sulle spalle, la schiena e le braccia nude, il sangue scorrermi caldo sulla pelle e venire assorbito dal tessuto del mio abito, donandogli una sfumatura color sangue ancora piu' accesa.
Non so come, ma avevo perso anche le mie scarpe, i miei piedi nudi erano a diretto contatto con le foglie bagnate e il fango viscido e continuavano ad inciampare nei rametti disseminati sul terreno di quell'inferno. Facendomi cadere e perdere sangue dalle tempie.
Persino i miei capelli sembravano andarmi contro, impigliandosi nei rami delle querce che avevo intorno e rallentandomi.
Mi sentivo svenire, era come se fossi gia' morta. Desideravo solo lasciarmi andare. Cadere su quelle foglie bagnate, chiudere gli occhi e non riaprirli. Mai piu'.
Ma sentivo i passi insistenti dietro di me, sapevo che era tutta una presa in giro, lui era molto piu' veloce di me e non avevo certo bisogno di rincorrermi. Ma era come un gioco, di sicuro si divertiva a prendersi gioco di me.
Alla fine mi ritrovai davanti ad un muro. Un muro alto e grigio, dall'aspetto inquietante.
Ero in trappola.
Ma non lo ero forse stata sempre, in tutto quel tempo? Non ero gia' una prigioniera nell'istante in qui mi ero risvegliata in quell'inferno? Quelle mura imponenti erano solo il confine della mia prigione.
Mi lasciai andare contro il muro, continuavo a perdere sangue da molte parti del corpo e tutto quel rosso era ancora piu' spaventoso visto sullo sfondo grigio del muro.
Colpii il muro con i polsi, continuando a gridare e invocare aiuto,colpii finche' non iniziai a perdere sangue anche dai polsi.
Sentivo i suoi passi dietro di me, sempre piu' vicini, sempre piu' vicina la mia fine.
Poi presi una decisione. Non sarei morta cosi'. Non rannicchiata contro il confine della mia prigione, invocando un aiuto di cui non avevo diritto. No.
Mi girai verso di lui, pronta ad affrontare la mia morte a testa alta.
Lui era davanti a me, dall'aspetto terrificante ed imponente, ma comunque bellissimo.
I suoi occhi erano rossi. Rossi come il sangue. Come il mio sangue che continuava a colarmi dalle tempie e dai polsi.
Feci in tempo a vedere il lampo di desiderio che si era impossessato di lui prima che il buio mi avvolgesse.
Era finita.
Mi svegliai di colpo, in un bagno di sudore e cercando di soffocare un grido di paura.
Tutto intorno a me era buio, ero immersa in un'oscurita' avvolgente e terrificante.
I miei occhi vagano disperati cercando una qualsiasi via d'uscita, e vidi un’apertura, a pochi passi da me, che splendeva di luce notturna.
Di colpo tutti i ricordi della giornata mi invasero la mente, quindi ora ero nella grotta, con Haru.
Ero al sicuro.
Ma per quanto ancora?
Di colpo un senso di soffocamento si impossesso' di me, non ero mai stata claustrofobica ma in quel momento avevo un disperato bisogno di aria aperta.
Mi alzai cercando di non fare rumore e mi avviai verso l'uscita.
All'aperto andava un po' meglio, la brezza notturna mi accarezzava dolcemente il viso e non c'era piu' traccia della pioggia della sera prima.
Nonostante questo netto miglioramento, tremavo ancora come una foglia.
“Era un incubo, Serena. Solo un incubo. Solo uno stupido incubo” cercai di convincermi, e a poco a poco mi calmai.
Scivolai lungo la parete fredda della montagna e mi sedetti sull’erba bagnata, circondandomi le ginocchia con le braccia.
Fissai il cielo blu, disseminato di stelle. Adoravo le stelle e lassu’ ce n’erano migliaia, e proprio al centro di quel manto luminoso risplendeva una luna piena stupenda.
Cercai di convincermi che quella luna era la stessa che vedevo pochi giorni prima dalla finestra della mia stanza da letto, che quelle erano le stesse stelle che rimanevo a fissare per ore intere quando non riuscivo a prendere sonno.
Ma non ci riuscivo.
C’era qualcosa di sbagliato in tutto quello, quella non poteva essere la stessa luna, era impensabile.
Era talmente fredda e distante, come un occhio pronto a giudicare e a progettare trappole.
Trappole.
Rabbrividii al pensiero del mio recente incubo.
Un’unica cosa mi rincuorava in quella notte triste e terrificante, il fatto che stessi guardando le stelle, cercando di prendere sonno come facevo a casa mia pochi giorni fa.
Sembrava impossibile che fossero passati solo pochi giorni da quando mi ero risvegliata in questo posto. A me sembrava passata un’intera vita, dove erano cambiate molte cose.
Dove era cambiata la vecchia Serena.
E non ero sicura di voler accettare quella nuova me che si stava pian piano impossessando del mio corpo.
Appoggia la testa sulle ginocchia e chiusi gli occhi, non stavo dormendo. Solo cercavo di riposare un po’ prima di affrontare la giornata di domani che, di sicuro, sarebbe stata faticosa.
Non so per quanto tempo rimasi li’ con gli occhi chiusi. Un’ora? Due? O forse solo qualche minuto?
Fatto stava che quando riaprii gli occhi il cielo era ancora buio, ma piu’ chiaro di prima, la luna donava un brillio argentato sull’erba ai miei piedi. E su di lui.
Secondo tutta la logica possibile, e mettendo in conto anche l’incubo di poche ore – o minuti? – fa’ avrei dovuto alzarmi e scappare a gambe levate, ma non lo feci.
Sapevo che era meglio non mostrarsi troppo terrorizzati di fronte al nemico.
E poi, che senso aveva? Io ero in trappola.
Subito si accorse che avevo riaperto gli occhi e si volto’ verso di me.
Mi saluto’ con un – Ehi… - appena sussurrato, abbozzando un sorriso.
Ero confusa. A che razza di gioco stava giocando?
-Ehi?- chiesi io, sconcertata. Alzando un sopraciglio.
Vedendo che continuava a fissarmi senza degnarsi di rispondere, decisi di porgli la domanda in modo alquanto diretto: -Che ci fai qui? Era questo il momento opportuno a cui ti riferivi?- sospirai e rivolsi un’occhiata all’interno della grotta, poi distolsi subito gli occhi da quel punto: non doveva assolutamente accorgersi che la’ dentro c’era qualcun altro, all’ora anche Haru sarebbe stata in pericolo.
Ma Jasper fece una mossa piuttosto inaspettata da parte mia, alzo’ le braccia in segno di resa e con tono calmo disse: - No, non ora. Sono venuto qui in pace. –
Lo guardai diffidente, era ovvio che avrebbe potuto benissimo uccidermi anche senza mani.
Ma qualcosa nella sua espressione mi diceva che non stava mentendo, quindi decisi di fidarmi, almeno per il momento.
Questa scelta non poteva pero’ nascondere il mio scetticismo.
-In pace?- chiesi con un sorriso sarcastico. –In cosa speravi? Una partita a carte, forse?-
Rise. Una risata leggera e cristallina. Appena sussurrata, ma chiara e squillante.
-Senti, potremmo fingere per un momento che io non ti stia cercando per ucciderti? Voglio solo parlare un po’…-
Proposta strana da parte sua, certo. Ma volevo veramente sentire quello che aveva da dirmi e poi… in caso di pericolo avrei potuto comunque usare i miei poteri no? Anche se dopo il mio incubo ero ancora piu’ convinta che sopravvivere non sarebbe servito a niente.
-Uhm… d’accordo.- annuii –Ma sei veramente cosi’ solo da essere costretto a parlare con una ragazzina ricercata?- il mio volevo solo essere un tentativo di battuta, tanto per alleggerire la tensione… non potevo immaginare che sul suo viso si sarebbe dipinto un sorriso triste come quello.
-Gia’.- sussurro’ alla fine, dopo qualche istante di silenzio. – Senti…- incomincio’ –Io so che l’altra volta mi hai detto la verita’, ma qualcosa devi pur sapere, no? Non puoi semplicemente esserti risvegliata qui senza capire nulla. devi avere qualche informazione…- disse a denti stretti.
-Invece e’ proprio quello che e’ successo: mi sono risvegliata qui pochi giorni fa senza saperne nulla. E devo dire che per me e’ ancora piu’ frustrante!- commentai acida.
-Oh, non puoi nemmeno immaginare quanto frustrante sia per me!- rispose con aria abbattuta.
-Io non capisco…- sussurrai disorientata –Sei tu quello che mi stai dando la caccia! Sei tu quello che dovrebbe sapere perche’ sono qui e cosa vogliono da me!-
-In effetti e’ strano, vero?- disse lui con tono piatto e un sorriso beffardo. –Io dovrei sapere tutto, dovrei sapere perche’ dovro’ ucciderti. Eppure…-
Cominciava a darmi sui nervi. Era impossibile rimanere ad ascoltare quella voce fredda e distante che discuteva tranquillamente sulla mia morte.
-Mi stai dicendo che tu mi stai dando la caccia solo per uno stupido ordine? Non hai idea del perche’ di quello che fai? Stai solo seguendo quello che ti dicono di fare?- mi accorsi troppo tardi che la calma ormai mi aveva abbandonata, ma come accadeva spesso, mi bastavano pochi secondi per passare dalla ragazzina tranquilla e riflessiva a quella piena di passione e sentimento.
-Proprio cosi’.- sospiro’ lui.
-Stiamo discutendo della mia morte!- esclamai –Tu stai per uccidere una persona solo in base a quello che ti dicono di fare! Non sai nemmeno qual e’ il valore del tuo compito! Potrebbe essere sbagliato, potrebbero sbagliarsi tutti! Tu non puoi… non puoi mettere a repentaglio la mia vita solo in base a degli stupidissimi ordini!-ormai la rabbia si era impossessata di me e sarebbe stato difficile reprimerla, continuai a gridargli contro. Beh, gridare simbolicamente dato che continuavamo a usare un tono poco piu’ che sussurrato.
-In realta’ credo che tu sia una persona orribile! Anzi, mi disgusti! Tu non sei niente, non hai un ANIMO, non hai nemmeno una mente! Segui solo quello che ti dicono, non riesci nemmeno a decidere per te stesso! SEI CONTROLLATO DA LORO!-
Nessun preavviso, nessun segno che io abbia oltrepassato un limite immaginario che ci eravamo prefissi. Semplicemente avevo detto qualcosa, e non avrei dovuto dirla.
Con un unico gesto felino mi aggredi’, la forza del suo corpo mi sovrasto’ completamente. Ero sdraiata sulle’erba in una posizione alquanto scomoda e lui era sopra di me.
In tutta la sua forza disumana.
"E' finita" pensai, vedevo le scene del mio incubo farsi sempre piu’ vivide.
Chiusi gli occhi, non ero cosi’ coraggiosa e supplicai solo che facesse in fretta.
Il suo braccio si era gia’ alzato per colpirmi e sentii lo spostamento d’aria. Ma quando fu solo a qualche millimetro dal mio viso si fermo’.
Rimase immobile per qualche istante, tanto che mi azzardai ad aprire gli occhi.
Mi ritrovai il suo viso a pochi centimetri dal mio, gli occhi ambrati erano di una profondita’ assurda e l’insieme del bagliore della luna con il scintillio delle stelle donava loro una bellezza unica.
Sul suo viso si intravedeva una lotta interna estenuante.
Alla fine le sue dita scivolarono delicatamente sulla mia guancia, in una specie di carezza glaciale.
Scosse leggermente la testa –Hai ragione… mi stanno controllando- sussurro’.
Poi si rialzo’ con la stessa velocita’ con cui mi aveva aggredita e corse via, dopo pochi attimi era fuori dal mio campo visuale.
Rimasi li’, sola nel buio della notte.
Quella fu la prima notte che passai pensando a lui. L’ultima non arrivo’ mai.
che bel pezzo... :norm: e lungo.
Comunque finché nessuno mi sveglia io continuo a dormire, vi avverto, anche se vi svegliate a mezzogiorno sappiate che io sto dormendo...
Ultima modifica di charlotte-c (17-07-2012 23:31:51)
scusate, scusate, scusate la scarsa presenza >.< vedo di rimediare immediatamente >.<
uhm.. il tempo ora com'è? se non sbaglio stava cominciando a piovere.. ma non vorrei sbagliarmi D: {così posso adattare il post in base al tempo} e nel frattempo rileggo ciò che mi manca, scusate ancora >.<
francy, quindi, scusa, ma sei nel bosco? non ci possiamo mettere d'accordo per scrivere qualcosa che combaci?
Ragazze, secondo voi va bene che quando la mia pg si risveglia (quindi all'alba circa) trova Serena addormentata lì? Non vorrei far fare gesti autoconclusivi ai pg delle altre, però siccome Sere non posta da un po' e il gdr sta prendendo polvere (?) volevo andare avanti...
io direi di sì
Ma sì dai :ok:
io sto aspettando qualsiasi risposta da francy. ma non l'ho più sentita e non ho la minima idea di quello che vuole fare.
Ehi, scusate per il ritardo nel postare la scheda...credo che potrei farcela entro domani. ^^
eynis ha scritto:
io sto aspettando qualsiasi risposta da francy. ma non l'ho più sentita e non ho la minima idea di quello che vuole fare.
Se vuoi posso sempre contattarla io...da quanto ne so non riesce più a entrare su OMD come prima, e in più sta studiando per la patente...
Oook, ho cambiato idea (?), posto oggi la scheda del pg x°D
Nome: Drew .
Cognome: Silcock.
Età: 17 anni.
Razza: Umana.
Proviene da: Capitol City, una ricca città sorta sulle rovine di ciò che fu il Nord America. (Quindi, da un'epoca post-apocalittica.)
Caratteristiche: Drew è il solito ragazzino superficiale e viziato di Capitol City, abituato, come qualsiasi altro abitante, ad ottenere tutto ciò egli desideri. Per niente autonomo, pende sempre dalle labbra di qualcuno; è molto debole psicologicamente. Adora, tra l'altro, gli Hunger Games*. Tuttavia, Drew è diventato quello che è a causa della superficiale mentalità di Capitol City, se avesse vissuto da un'altra parte, magari sarebbe stato pieno di grandi valori.
Aspetto: Se il carattere di Drew fa sì che venga subito etichettato come abitante di Capitol City, non si potrebbe dire lo stesso del suo aspetto: Non cura la sua chioma verde (considerata normalissima nella sua città), lo si può notare dalle ciocche che gli ricadono disordinatamente sulla fronte e sugli occhi neri. Indossa normali vestiti, e talvolta una collana d'oro raffigurante una freccia (forse, lo fa per ricordare a tutti la sua spietata passione per gli Hunger Games?).
Immagine: 
* Gli Hunger Games (lett. "giochi della fame") sono degli eventi che si ripetono annualmente nella nazione di Panem. Potremmo dire che siano a metà fra gli antichi giochi dei gladiatori romani e i moderni Reality Show. Vedono 24 ragazzi, con età compresa fra i 12 e i 18 anni e di sesso sia maschile che femminile, combattere fra di loro fino alla morte in vaste aree chiamate "arene". Le arene sono luoghi solo in apparenza naturali, creati artificialmente dagli Strateghi - i direttori degli Hunger Games - per offrire un luogo che potesse dare al pubblico un maggior numero di emozioni. Quindi, oltre ad essere cosparsi di videocamere mimetizzate che riprendono non-stop i Tributi (il nome con cui vengono chiamati i 12 ragazzi e le 12 ragazze), sono equipaggiati con lanciarazzi, nidi di animali geneticamente modificati, botole nascoste e così via. Anche il clima può essere controllato a piacere dagli Strateghi, che possono quindi causare siccità, alluvioni, ma anche valanghe e qualunque altro fenomeno naturale. Al vincitore degli Hunger Games vanno ricchezza e gloria, per questo, talvolta nei distretti più ricchi ci sono famiglie che allenano i propri ragazzi per farvici partecipare, anche se questo in teoria andrebbe contro una delle leggi degli Hunger Games.
Dkeefpegmevoe--- No, ma tu sai già quanto amo questo tizio, ahah. :''D Soprattutto il suo cognomeokno.
Scrivo, yee. (?)
Tutto ciò a cui stava pensando in quel momento era una sola cosa: acqua.
Si era risvegliata con la gola bruciante e con, per di più, una sorpresa che non sapeva se definire piacevole o no.
Un ragazza dai capelli rosso fuoco aveva dormito la con loro. Ed era reale, non era una crudele illusione creata dall'assenza di acqua e di cibo.
Un'altra 'vittima' come loro, o una semplice abitante di quel luogo?
Si era allontanata da quella grotta solo perché le sembrava assurdo considerare quella ragazza pericolosa. Non era messa meglio di loro, e se voleva aggredirle poteva sempre farlo mentre dormivano.
E tutto ciò che voleva, in quel momento, era trovare un torrente.
Aveva camminato un poco, rassicurata dal bagliore pallido dell'alba, sgranchendosi le gambe e masticando una striscia di carne secca per recuperare un po' di forze. Ne aveva ancora un po', ma preferiva lasciarle da parte per le altre ragazze, che forse non avevano mangiato molto.
Gli alberi si facevano più radi per accogliere una leggera radura: ed eccolo lì, il traguardo tanto atteso.
Haru si lasciò cadere debolmente sulle ginocchia, sulla riva leggermente fangosa del torrente, che scorreva lento e pigro sotto i raggi ancora chiari del sole.
Recuperando un po' di lucidità, si sistemò meglio ed immerse le mani nell'acqua ghiacciata, rabbrividendo.
Bevve lunghi sorsi, cominciando finalmente a mettere a fuoco la situazione con più lucidità.
Mentre si lavava anche il viso e si inumidiva la nuca, pensò che finora, apparte il licantropo, la natura le aveva aiutate più che generosamente.
La nuova ragazza e Sere erano protette in quella grotta, la cui entrata era mimetizzata piuttosto bene con il resto della vegetazione.
Almeno era sicura che loro sarebbero state al sicuro, sempre che una delle due non decidesse di uscire.
La ramata sperò in cuor suo di riuscire a tornare al rifugio prima del loro risveglio: certo, era poco lontano da loro e se avessero gridato le avrebbe sentite, ma preferiva non rischiare. Gli incontri fatti in quel mondo la rendevano tremendemente paranoica.
Ultima modifica di haru-chan (04-08-2012 16:37:39)
te ne sarei molto grata haru se no... vale, non possiamo incontrarci o qulcosa? perche'... non so, ho voglia di continuare e da quello che ho capito e' molto impegnata e ha poco tempo per postare qualcosa, pero' magari aspetto ancora un po'!
eynis ha scritto:
te ne sarei molto grata haru se no... vale, non possiamo incontrarci o qulcosa? perche'... non so, ho voglia di continuare e da quello che ho capito e' molto impegnata e ha poco tempo per postare qualcosa, pero' magari aspetto ancora un po'!
Vale da quanto ne so voleva incontrare il mio pg (anche per questo l'ho fatto uscire dalla grotta)... ma intanto chiedo a Cassie cosa intende fare, allora...
ah! k! non ne ero informata! ;)
ok, allora grazie! te ne sono molto grata!
eynis ha scritto:
ah! k! non ne ero informata! ;)
ok, allora grazie! te ne sono molto grata!
Al massimo tu e Charlotte potreste fare una role nel frattempo (magari il suo pg esce dalla grotta e incontra te ed Andrea...naturalmente se lei vuole °7° ), perché Cassie mi sa che non riuscirà più a passare e perché mi dispiace lasciarti bloccata così >.<
Ultima modifica di haru-chan (04-08-2012 18:54:38)
Aww, scusami Eynis >.<
-
Rispondo ad Haru *v*
La sera scorsa, Drew aveva bevuto molto.
Sì, si possono fare molte pazzie quando si è ubriachi, ma ritrovarsi in un...bosco, era un po' strano, pensò. Magari era solo un sogno? Sì, quel bosco somigliava a quello dell'ultima edizione degli Hunger Games! Sicuramente era solo troppo emozionato per l'imminente edizione, la 51°. Quanto amava quei ragazzi che strisciavano inermi in terra come vermi, adorava la scia di sangue che lasciavano! Era come se potesse sentire l'odore del sangue dalla sua tv, già. Però, quel bosco era un po' troppo reale, per i suoi gusti. E poi, perché si trovava per terra? Quella schifosa terra umida stava sporcando i suoi pantaloni nuovi. Nuovi.
Si alzò maldestramente, con la spiacevole sensazione di bagnato sul fondoschiena. Oddio, si era sporcato i pantaloni...quelli nuovi. Niente poteva andare peggio di così, o almeno... una cosa c'era. Quel sogno, sembrava un po' troppo reale. Passò qualche secondo a tastare, disgustato, la corteccia di un piccolo albero e, sì, anche quella sembrava piuttosto reale. Oddio, e se non fosse stato un sogno? Forse si trovava in qualche distretto...che schifo. Già, che schifo. Ma la domanda era: come poteva essere finito lì? Era molto spaventato da tutto ciò. Voleva solo tornare a casa.
Gli ultimi venti minuti li aveva passati a camminare, pensando che gli serviva urgentemente una doccia, perché iniziava a puzzare. Aveva trovato un torrente: lo avrebbe sicuramente ignorato, il solo pensiero che lui, potesse bere, o lavarsi in quel..."fiume", pieno di chissà quali batteri era surreale. Chissà se nei distretti si lavano, pensò. No, di sicuro non hanno abbastanza acqua nemmeno per bere. Formulando quel pensiero, non potè che fare altro che soffocare una risata. Sì, se non ci fosse stata una figura umana proprio a qualche metro da lui, probabilmente avrebbe riso di gusto.
«Chi è l-là?» mormorò, a mezza voce.
Drew era più che spaventato. L'aveva fatto, aveva parlato. Si era fatto notare! La gente che viveva là poteva anche essere pericolosa, ma le sue gambe non rispondevano ai suoi comandi, non poteva scappare. Rimase lì, a fissare l'acqua.
Pezzo un poco più lunghetto, perché ero ispirata =7=
L'acqua era fresca e piacevole a contatto con la pelle, anche se il clima era piuttosto tiepido, quasi freddo.
La pioggia che era scesa ieri rendeva il terreno fresco, ma ad Haru poco importava di sporcarsi i pantaloni, che erano alla fin fine scuri.
Si strofinò la giacca verde scuro (quella che aveva con se fin dal primo giorno) contro il viso, per asciugarlo come poteva. Si sentiva decisamente rinvigorita.
Indossava solo la camicia bianca, con le maniche arrotolate fino ai gomiti, e i pantaloni scuri e lunghi. Si era poi sfilata anche gli stivali, per poter immergere i piedi nel torrente.
Avevano camminato e corso parecchio, in quei giorni.
Sfiorò la federa in cuoio legata al braccio sinistro, che conteneva il coltello. Era l'unica arma che si portava appresso costantemente. La faceva sentire al sicuro.
Forse a qualcuno poteva sembrare stupido fare affidamento su un pezzo di metallo, ma era l'unica cosa che poteva aiutarla, in quel luogo. Aveva abbandonato da un bel po' il fucile e la pistola (inutile, perché senza munizioni) nella borsa. Le sembravano armi inutili.
La spada, però, poteva rivelarsi molto utile. Era sottile e non troppo lunga, creava poco intralcio.
E forse poteva allenarsi a lanciare coltelli. Un po' sapeva già farlo, ma in quel luogo ogni sbaglio poteva rivelarsi fatale. E se avesse colpito una delle ragazze, invece che il nemico?
Un pensiero disgustoso si insunò nella sua mente, e cercò di scacciarlo subito.
Che gliene importava? Era ciò a cui era stata allenata, diamine.
Ma rimanere da sola in quella situazione l'avrebbe fatta crollare anche psicologicamente.
Le altre ragazze non le sembravano molto preparate ad affrontare eventuali combattimenti; apparte Flare, certo, ma lei ora era lontana.
Tuttavia, la loro compagnia (se così si poteva definire) era perlomeno confortante. Non tanto, in realtà; che fosse istinto o semplicemente una questione di carattere, Haru era in un certo senso abituata a stare da sola. Ma quel luogo non era il posto in cui era nata e cresciuta.
Era qualcosa di nuovo e orribile.
Si morse il labbro inferiore, torturandolo con i canini aguzzi, cercando di non farsi male.
Rifletteva freneticamente, guardando il cielo e toccandosi con la punta delle dita la pallida cicatrice che le attraversava la guancia destra. Doveva ragionare, trovare un modo per andarsene, o perlomeno per sopravvivere.
Quante probabilità avevano di raggiungere il villaggio che lei e Flare avevano visitato?
Ma quanto poteva fruttare un lungo viaggio come quello, alla fin fine?
Potevano comprare un po' di cibo, certo...sperando di non essere attaccate di nuovo.
Informazioni...oh, quelle sarebbero state molto gradite, sì. Ma sapeva già la risposta: non vogliamo avere problemi.
Le trattavano come se fossero ricercate. E forse lo erano.
Di certo la gente non le inseguiva perché si annoiava, a meno che lì non fossero tutti matti.
E lei non era esattamente preparata a tutto ciò. La vita le aveva insegnato a scavare trincee, ad arrampicarsi e a correre, a rendere il proprio corpo più resistente di quanto lei avesse voluto.
Perché cosa poteva fare? Cosa poteva fare per la sua povera madre, che a quest'ora probabilmente si stava disperando?
Le mani pallide della ragazza corsero al crocifisso nascosto al sicuro sotto la camicia.
In quel momento tutto -la spiritualità, la religione, tutto- non le interessava. Le sue mani volevano solo stringere quella croce fatta di freddo e modesto ferro.
Era tutto quello che la legava ancora alla sua casa, oltre ai ricordi, che si sbiadivano sempre di più, come se l'acqua del torrente davanti a lei li lavasse via.
E la cosa più orribile era che stavano venendo sostituiti da ricordi dolorosi e ben poco piacevoli.
Ma fu contenta di avere riflessi pronti quando una voce incerta parlò.
Abbassò la mano per estrarre il coltello dal fodero, impugnandolo saldamente e tenendolo vicino alla coscia destra, mentre si alzava.
Non poteva essere nessuno di pericoloso, vista la voce spaventata che Haru aveva sentito; tuttavia, un rivolo di sudore freddo le colò lungo la tempia.
L'unica cosa che poteva fare era restare in silenzio e sperare che il ragazzo -perché la voce che aveva udito era certamente maschile- si facesse avanti, o, meglio ancora, se ne andasse.
Ultima modifica di haru-chan (05-08-2012 12:37:31)
scusate prima stavo facendo qualche cosetta... va bene se la incontro ma dovete aspettare un po'. Nel senso che il mio pg penserebbe di dormire ancora un po'... visto che da quello che ho capito è poco dopo l'alba(?). Saranno le sette-otto io la farei dormire fino a mezzogiorno perciò o trovi pure te la grotta ma non so
Io, al contrario di Haru, non mi sento per niente ispirata, quindi ho scritto un pezzo piccolo e brutto, anche. ;A;
Drew era finalmente riuscito a fare qualche passo indietro, ma non riuscì a mantenere quel passo felpato che, di solito, caratterizzava la sua camminata. Intanto, anche la misteriosa figura femminile (a giudicare dai capelli) si era mossa, probabilmente perché aveva sentito il rumore dei suoi 'spostamenti'. Drew aveva fatto un passo falso. Come gli era venuto in mente di parlare, pochi secondi prima? Sì, certo, quella era solo una ragazza, ma lui non era stupido. Lui vedeva sempre gli Hunger Games, e non si lasciava di certo ingannare dall'apparenza. Sì, soprattutto da quella delle persone che popolavano i distretti. Certa gente sa essere davvero pazza., pensò; ma non ebbe il tempo di formulare un altro pensiero, che vide la 'presunta' ragazza muoversi, ancora una volta. Cosa diavolo poteva avere in mente? Quella là poteva essere veramente pericolosa, forse era davvero una pazza! Lui aveva il dovere di fare qualcosa. Lui era di Capitol City, insomma...era superiore a quella semplice sgualdrina. Così, nonostante avesse il cuore in gola per l'eccessiva paura, si fece avanti.
«Chiunque tu sia, ti ordino di stare ferma là e di non muoverti! Io sono di Capitol City.» urlò, ma un attacco di tosse lo costrinse a fermarsi e, quando ebbe finito, continuò. «Se...se solo oserai...farmi del male, tu diventerai una senza-voce e...dì addio al tuo sporco distretto. Ora mostrati e butta giù le armi!»
Nonostante ci fosse un po' di indecisione nella sua voce, Drew pensò che il suo 'discorso' avesse fatto effetto; beh, tutto ciò era naturale, [i]tutti[/iriti conoscevano la sua superiorità. Sentendosi un po' più tranquillo, - meritodel suo stesso pensiero - non gli rimaneva altra scelta se non quella di incorociare le braccia, e aspettare che la ragazza si girasse e rispondesse.